Giovedì 7 maggio ha segnato un momento di profonda riflessione e scoperta per gli studenti del Ruiz, che hanno avuto l’opportunità di immergersi totalmente nel progetto “Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026”. Questo tassello del viaggio d’istruzione, svoltosi sotto la guida delle docenti Elisabetta Ciracò e Stefania Anfuso, si è trasformato in un’indagine sul campo che ha superato i confini della lezione frontale per farsi esperienza sensoriale e antropologica.
Il percorso è iniziato tra le mura del Museo delle Trame Mediterranee, all’interno del Baglio Di Stefano, dove i ragazzi hanno esplorato il concetto di identità comune attraverso manufatti, tessuti e opere provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo. Non si è trattato solo di osservare oggetti antichi, ma di comprendere come il linguaggio dell’arte possa fungere da ponte tra sponde diverse del mare, unendo simboli e tradizioni in un’unica narrazione di fratellanza culturale. Questo dialogo tra passato e presente è proseguito nelle Tenute Orestiadi, un luogo dove la vocazione agricola del territorio si fonde con la visione estetica contemporanea. Qui, gli studenti hanno compreso come l’impresa e la terra possano respirare insieme alla bellezza, trasformando la produzione d’eccellenza in valorizzazione del paesaggio.
Il culmine emotivo della giornata è stato raggiunto dinanzi alla solennità del Cretto di Burri, un’opera monumentale che ha permesso ai ragazzi di camminare fisicamente tra le pieghe della storia. Muovendosi lungo le fenditure di questo immenso sudario di cemento bianco, che ricalca l’assetto urbano della Gibellina distrutta dal sisma, il gruppo ha potuto percepire il peso della memoria e la potenza della Land Art. Il silenzio del Cretto ha infatti raccontato agli studenti la resilienza di una comunità che ha scelto di non dimenticare le proprie macerie, ma di trasfigurarle in un’opera eterna.
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